Mostra presso Ca’ Dei Carraresi , Treviso

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Mostra presso Ca’ Dei Carraresi , Treviso

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Il giorno 5 Marzo 2016 , alle ore 18,00 e ss., inaugurerà la mostra “Volti e silenzi della natura” di Roberto Ghezzi, Daniela Borsoi e Lorenzo Donati a cura di Lorena Gava e Giovanni Faccenda  presso Ca’ dei Carraresi a Treviso , in concomitanza con la mostra di El Greco.

L’esposizione rimarrà aperta sino al giorno 28 Marzo.

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Altre profondità di Lorena Gava

L’indagine intorno al paesaggio è giunta, nei lavori recenti di Roberto Ghezzi, ad una profondità estrema. L’artista ci ha abituati da tempo a immagini dilatate, giocate prospetticamente su spazi incommensurabili dominati da terre e acque. Luoghi da vertigine visiva, da orizzonti che tolgono il fiato. L’occhio di chi guarda è catturato nelle malie di uno spettacolo apparentemente senza fine, autentico diorama che sconfina oltre il visibile, oltre il limite fisico della tela. La mancanza della cornice suggerisce ulteriormente la presunta assenza del limite, la volontà di includere latitudini immaginarie, visioni stereoscopiche di eccezionale nitore e bellezza.

Il mare costituisce un sorta di leitmotiv e credo risponda ad un’urgenza espressiva forte, ad un’ossessione che costringe alla prassi continua, ad un’elaborazione formale che non conosce tregua. Il mare richiede la dimensione del dittico, perfino del trittico e se in un antico retablo la visione si faceva totalizzante, omnicomprensiva,  giungendo ai nostri tempi, quel mare ci pare in cinemascope e ci sentiamo “dentro” quel pezzo di mondo rappresentato.

Ghezzi ha tolto ogni figura, ogni appiglio visivo misurabile e quantificabile: se nelle “Marine” del grande Virgilio Guidi c’è il punctum che agisce come gradiente prospettico o altresì come aspetto emotivo ricordando Roland Barthes in “La camera chiara”, qui manca l’attenzione rivolta a un dettaglio particolare. Prevale una dimensione panica, il piacere irrazionale del tutto. Il luogo fisico diventa metaforicamente estensione dell’anima, mistero e stupore straordinariamente vicino all’indimenticabile Caspar David Friedrich di “Monaco in riva al mare”.

Nelle recenti realizzazioni, l’artista ha momentaneamente abbandonato l’acqua per concentrarsi su latitudini terrestri di grande suggestioni. Il mare di perla, di zaffiro, di cobalto o di azzurrite ha ceduto il posto a zolle estese di cromatismi grigi e brunastri, attraversate da mappe grafiche e segni incisi, sovrastate poi da cieli plumbei e movimentati. Il colore viene lasciato gocciolare nella parte finale del quadro, forse a suggerire un’altra profondità, un altro suolo, un altro mondo sotto la coltre di terra arida, dura, battuta dal vento. Si instaurano singolari corrispondenze tra la luce grigia e smorzata delle nubi e il bianco “sporco” del terreno privato di ogni vegetazione, messo a nudo dal pennello che costruisce e insieme scava, a far riemergere nuovi orizzonti di senso.

Ci piace Roberto Ghezzi in questa nuova stagione, in questa nuova definizione di reale e immaginario, in questa ricerca appassionante verso le molteplice possibilità che l’affaccio al mondo incessantemente gli procura.