Naturalis Historia – Fortezza Medicea di Montepulciano

Naturalis Historia – Fortezza Medicea di Montepulciano
Fortezza Montepulciano ingressoL’ingresso alla Fortezza

 

“Naturalis Historia”, personale di Roberto Ghezzi a cura di Maria Nicole Iulietto, ospitata dal 13 marzo al 3 aprile 2016 nella Fortezza Medicea di Montepulciano, in via san Donato 14.

La mostra, organizzata e promossa dal Lions Club Chianciano Terme e patrocinata dal Comune di Montepulciano, rimarrà aperta tutti i giorni dalle 11 alle 19 con orario continuato. Il catalogo è disponibile in sede.

Il vernissage ufficiale si terrà sabato 12 marzo con una cena di gala su invito e un concerto di musica classica, entrambi organizzati dal Lions Club.

A partire dal 23 marzo l’esposizione di Roberto Ghezzi sarà in concomitanza con la 61° edizione di “Artigianato in Mostra ArtEArti”, il noto evento che ogni anno richiama visitatori da tutta Italia a Montepulciano.

Intervista sulla mostra

 

Fortezza Montepulciano Cena Gala per openingLa cena di gala per il vernissage

 

Rerum natura, hoc est vita, narratur

“Si descrive la natura, in altre parole, la vita”

 

(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia I 13)

 

Nota critica

Nell’ideale punto di convergenza tra il piano dell’umana cognizione e la dimensione metafisica dell’inspiegabile sta la Naturalis Historia di Roberto Ghezzi, ultimo approdo e, al contempo, nuovo punto di partenza dell’instancabile ed ispirata ricerca di un uomo che mira a restituire, attraverso la sua arte, le verità nascoste della Natura. Una Natura où tout se tient, in ogni suo elemento pervasa e sostenuta da un’equazione misteriosa, ancora da decodificare, la cui esistenza può essere percepita dagli occhi di chi, privilegiato spettatore della machina mundi, riesca a guardare oltre la cortina dell’apparenza: la convinzione dell’esistenza di una lex ordinatrice del mondo, cui l’artista approda per mezzo della costatazione fenomenica del sublime naturale, lo conduce ad un’indagine ininterrotta ed ossessiva, quasi faustiana, dei meccanismi segreti che regolano la Natura stessa e che ne determinano l’ontologica bellezza.  Questo è appunto il senso del titolo Naturalis Historia che, richiamando allusivamente l’opera del grande naturalista e scrittore latino Plinio il Vecchio, risarcisce il termine historia – connesso alla radice greca legata alla sfera sensoriale del ‘vedere’ – del suo originario valore etimologico di ‘ricerca visiva, indagine che procede per tramite dell’osservazione’. E se l’indagine sulla Natura si basa quindi su presupposti ‘scientifici’, partendo da quella che l’autore definisce una “rivelazione estetica oggettiva”, del tutto metafisici risultano invece gli approdi.

Mare, terra e cielo, protagonisti indiscussi della ‘sinfonia’ artistica e cosmica di Ghezzi, si abbracciano fino quasi a confondersi, sospesi in un tempo immobile e in uno spazio ideale; una sinfonia fatta di due ‘movimenti’ estetici che procedono necessariamente l’uno verso l’altro: il primo di questi si caratterizza per la grande distensione e per il senso di eterea sospensione generato dallo svaporare dei contorni in evanescenti trasparenze e sublimato dal degradare morbido della luce fosforica, ammantata ora nei vapori riflettenti di una nebbia dal sapore romantico, ora invece declinata nelle increspature luminescenti del mare; un senso di sospensione capace di raccogliere tutti gli elementi in un’unica idealità – come pare voler sottolineare la predilezione per l’avvolgente monocromia – in cui l’essere pare liberarsi dal flusso del divenire e fissarsi in quella che Montale definiva “eternità d’istante”, un attimo cristallizzato, infinitesimale nel suo svolgersi e, al contempo, irrimediabilmente eterno.

Le evanescenti dissolvenze di questo primo ‘movimento’ della sinfonia artistica di Ghezzi sfociano, senza soluzione di continuità, in un ‘secondo tempo’ in cui la trasparenza, quasi per incanto sospeso, sembra raddensarsi in una cromia più decisa, e l’essenza della Natura appare ancor più audacemente manifesta. Nel ritmo incessantemente puntato delle colature e dei graffi alla tela che si ripetono ossessivamente, le forze della Natura sembrano irrompere direttamente nell’opera d’arte, reificando sul supporto materiale i movimenti regolari di un cosmo tenuto insieme, in ogni sua parte, da un’anima mundi di platonica memoria. In quei cieli, e in quei mari che sembrano cieli, si sente tutta l’entropia di una Natura artifex in movimento continuo, che sembra voler uscire fuori dai limiti fisici della tela e liberarsi dal velo di Maya che il pennello le ha impresso sopra per secoli.

Oltre il velo dell’apparenza, il tentativo estremo dell’indagine dell’artista è quello, dunque, di approdare alla Verità, intesa nel suo senso etimologico di aletheia, ‘disvelamento’, sottrazione dal nascondimento per mezzo del giudizio. In questo continuo tentativo di disvelamento, realtà ed interiorità non possono che confondersi, in uno spazio in cui l’oggettività mimetica del paesaggio cede il passo alla sua idealità facendosi metafisica trascendenza, all’interno di una ‘cosmologia artistica’ che rimanda inevitabilmente ad una concezione armonica e simpatetica dell’universo.

“E allora l’arte […]” – come scriveva Montale – “ci appare al suo posto, realtà vicino ad altre realtà, eternità d’attimi dispersi in un mare di esperienze vive che li condiziona, li avvolge”. Ogni tela, dunque, è la rappresentazione di un momento perfetto, in cui chi guarda può perdersi, ipnotizzato, alla ricerca di un significato nascosto, scoprendo uno spazio di pura suggestione in cui la Natura è al contempo ispirazione ed approdo, dilemma e soluzione, verità inattingibile e conquista dell’anima.

Maria Nicole Iulietto

 

Fortezza Montepulciano opening