Naturografia

Naturografie

Per 35 anni ho rappresentato soltanto ciò che vedevo e sentivo attorno a me.
Prima i paesaggi toscani, poi la mia penisola e infine il nostro mondo, nella sua parte più estrema, più a nord, lontano dagli uomini, soltanto acqua, aria e una sottile linea d’orizzonte, alla ricerca di qualcosa di invisibile che sentivo esistere dietro alle forme, in profondità.

Un giorno, ricordo che era il 2 febbraio dell’anno 2015, dopo una delle mie riflessioni, sono uscito dallo studio con una tela di cotone bianco, di quelle che utilizzavo per dipingere la realtà, ed ho raggiunto un torrente che scorre all’interno di un bosco di querce e castagni, non lontano da casa mia.
È qui che ho consegnato per la prima volta una tela alla natura, con un gesto liberatorio, ancorandola al fondale del fiume, in maniera tale che sulla sua superficie, come nei miei dipinti, si incontrassero acqua ed aria.

Da allora sino al 2 febbraio di quest’anno ho posizionato in natura 47 tele di cotone e 12 lamiere in ferro, di forma quadrata e di varie dimensioni, da pochi centimetri ad oltre due metri di lato, adattandole al luogo prescelto.

Ho monitorato quotidianamente ogni supporto, filmandone e fotografandone l’evoluzione; quindi, dopo un lasso di tempo variabile da pochi giorni a quasi un anno, quando ho ritenuto che fosse giunto il momento opportuno, li ho prelevati dalle loro postazioni per sottoporli ad un procedimento di resinatura che ne potesse preservare l’ esatto stato.

In tutto questo tempo non sono mai voluto intervenire sulle superfici di tele e ferri, lasciando che gli elementi agissero indisturbati all’interno dei confini dell’opera e che la realtà vi depositasse la sua traccia.
Tuttavia sono sempre stato io a decidere, dopo un attento studio, i materiali dei supporti utilizzati, il posizionamento degli stessi ed i tempi di permanenza nell’ambiente, in modo tale che le mie scelte influissero razionalmente sul risultato almeno quanto il libero fluire degli elementi sulle superfici.

Credo che dietro alle cose, oltre il caos, esista una bellezza anteriore, più vasta e più profonda di quella che possiamo comprendere.

Cortona, 27.02.2017

Roberto Ghezzi